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ascensioni di ghiaccio e di misto,
assai ripide e difficili.
Da La Paz con un giorno di jeep su strette carreggiabili,
superando tré passi di 4800 metri circa, si giunge
alla Mina Candelaria a 4145 metri circa ove termina
la strada. Dalla Mina in un altro «lungo»
giorno — dapprima scendendo all'abitato di Coocò
a
3654 metri, indi risalendo l'omonima valle sui ripidi
pendii della destra idrografica — si giunge alla laguna
Chearcota (Lago Nero), a 4670 metri circa, ove si è
posto il Campo-base, il 19 luglio 1969.
Il Campo I è stato posto ai margini del Ventisquero
Grande de Coocò, dopo quattro/ cinque ore di
salita, a quota 5260 circa, il 2 luglio.
A circa 5480 metri, sul tormentatissimo ghiacciaio,
ai piedi del Mamaniri, è stato allestito il Campo
II, dopo due-tre ore di marcia dal Campo I, il 25 luglio.
La spedizione «ultraleggera» ci ha consentito
di salire tutte le vette con relativa rapidità,
attrezzando solo i tratti eccessivamente difficili,
anche se in tal modo aumentavano il rischio e la fatica.
A tutte le vette salite abbiamo creduto opportuno dare
nomi in lingua Aymara, in omaggio alla terra ed al popolo
visitati.
Il 27 luglio è stata salita
la prima cima, Llihirini (5970 m) (luogo che brilla),
per la parete nord est e la cresta est, da Nino e Santino
Calegari (alternati), A. Farina - G. Ferrari - A. Sugliani,
in cinque ore dal Campo II.
Difficoltà di III grado e con pendii di ghiaccio
di 45-50°.
La seconda vetta, Mamaniri (5955 m) (luogo dove c'è
l'aquila), è stata vinta il 28
luglio da Nino e Santino Calegari (alternati),
A. Bonicelli - A. Sugliani, A. Farina - G. Ferrari,
in quattro ore dal Campo II, lungo la parete nord est;
difficoltà di III e IV grado e pendii di 45°
gradi (molto bello).
Il 29 luglio si è compiuta l'ascensione
della terza vetta inviolata, Kollo Wichinca (5970 m)
(vetta a forma di coda), per la parete est, in cinque
ore dal Campo II, con difficoltà di III+ e di
misto. Nino e Santino Calegari (alternati), A. Farina
- G. Ferrari -
A. Sugliani (alternati).
Il Yacuma (6050 m) (cascata d'acqua), la più
alta vetta vergine fra quelle salite, è stata
vinta da Nino e Santino Calegari (alternati), A. Farina
- G. Ferrari, il 31 luglio, dopo sette
dure ore di ascensionelungo il ripidissimo canalone
est, con inclinazione di
60°, e la pericolosa cresta nord, orlata di cornici
e muri di ghiaccio.
Unitamente all'Aguja Yacuma costituisce
la cima più difficile salita.
L'ultima vetta vergine della catena tra l'Illampu e
l'Hancohuma, e precisamente l'Aguja Yacuma (6005 metri),
è stata salita il 1° agosto da
Nino e Santino Calegari, superando forti difficoltà
di ghiaccio nel canalone est e sulla cresta sud (60°
di inclinazione), in cinque ore dal Campo II.
Il giorno 5 agosto, dopo un breve riposo
al Campo-base, si è installato un altro campo,
denominato Campo II alto, alla base del colle dell'Hancohuma,
a quota 5750 circa.
Il giorno dopo, il 6 agosto, si è
«ripetuta» la cresta nord della più
alta vetta della zona, il bellissimo ed imponente Hancohuma
(6427 m) (testa bianca), dopo avere superato il ripido
pendìo di 45°, che adduce al colle e, successivamente,
l'ancora più ripido pendìo, che porta
sulla cresta nord, affilata ed erta sin quasi alla sommità.
Terza ascensione della cresta nord e nona ascensione
assoluta.
Nino e Santino Callegari - A. Sugliani (alternati),
A. Farina - G. Ferrari in sei ore dal Campo II alto.
L'Hancopiti 5° o Asjharana (5835 m) (luogo che da
timore), costituisce l'ultima vetta scalata durante
la spedizione; una fra le più belle e più
difficili.
Salita il giorno 11 agosto da Nino
e Santino Calegari (alternati) per la parete est
diretta, in tre ore dal Campo IV, posto
a 5400 metri circa, a quattro-cinque ore dal Campo-base,
nella Valle degli Hancopiti.
La spedizione ha lasciato l'Italia il 12 luglio ed è
rientrata il 30 agosto (Bibl. 11).
Nel mese di agosto 1970 una numerosa
spedizione promossa da Angelo (Lino) Andreotti del C.A.I.-UGET
di Torino, ha per meta le Ande di Bolivia. È
questa la quarta «spedizione sociale» che
si svolge col patrocinio di vari enti ed istituti cittadini
torinesi.
Guidata da Angelo Andreotti, la spedizione è
composta da Marziano Di Maio, Benito Magri, Sergio Pescivolo.
Elena Maffiotto, Vittorio Chiadò-Piat, Giuseppe
Maggi, Lina Monge, Bruno Uggeri, Carlo Pedenovi, Paolo
Mortara,Franco Pisana, Mario Fresia,
Lorenzo Brambilla, Giulio Nimani. In
Bolivia vi si aggregano don Giuseppe Ferrari e Franz
Gutierrez nonché i portatori Julian Pachahuaya,
Alberto Chambilla,Pedro Callejas, Ernesto Gutierrez.
La spedizione giunge in aereo a La Paz e prosegue con
automezzi fino a Polca (2500 m) procedendo poi fino
a Marquiviri (4100 m), sulla strada della Miniera Uranio.
Il Campo-base vien posto a circa 4350 metri; il Campo
II vien posto su di una insellatura a 4900 metri.
Il 13 agosto le cordate partono per
costituire il Campo II (5400 m) ed alcuni ritornano
al Campo I, ritenendo impossibile riposare ad altitudini
superiori.
Il giorno 14 agosto tre cordate proseguono
l'ascensione emontano il Campo III a 5900 metri. Il
mattino del 15 agosto, verso le otto,
la prima cordata inizia a salire
per tentare la vetta; l'ultima partirà dopo le
nove.
Vittorio Chiodò, Giuseppe Ferrar! e Carlo Pedono
vi raggiungono la cima sud (la più alta, 6462
m) verso le tre del pomeriggio; Marziano Di Maio e Lina
Monge la raggiungono alle 16,30. Anche Andreotti con
altri giunge a 150 metri dalla vetta ma è già
quasi notte ed è saggio retrocedere.
Un alpinista è colpito da edema polmonare ed
i compagni, in fraterna fatica lo trasportano ai campi
più bassi ove gli viene somministrato ossigeno
con notevole miglioramento. Guarirà poi completamente
in Italia, dedicandosi ancora alla montagna.
Va notata la splendida capacità delle due donne
presenti nella spedizione; una è salita fino
alla cima e l'altra ha raggiunto i 6300 metri (Bibl.
12).
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