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SCALATA AL DERTONA PEAK
( 6010 m )
E SUOI CONFRATELLI MAGGIORI
di (BRUNO BARABINO e) KURT DIEMBERGER
SPEDIZIONE HINDUKUSH 1965
(patrocinata dalla Sezione di Tortona del C.A.I.)
Partecipanti:
Kurt Diemberger (Salzburg, Austria, socio del
C.A.I., Sez. XXX Ottobre - Trieste e Sez. Tortona);
Herwig Handler (St. Poelten, Austria); Franz Lind-
ner, (Krems, Austria); Maria Antonia Sironi (socia
del C.A.I., Sez. di Varese e di Tortona).
Mete raggiunte:
Conquista del Tirich Nord (6750 m), del Ghui
Lasht Zom orientale (6611 m) ed occidentale (6665m),
e di una cima di 6100 metri chiamata Dertona Peak.
Esplorazione del ghiacciaio Tirich superiore sino a
6100 metri ad occidente del Tirich Mir. Stesura di una
prima carta geologica del territorio compreso fra il
Tirich Nord, il Ghui Lasht Zom, il Noshaq e l'Istor-o-Nal.
Il viaggio
Viene effettuato per via terra, con
un attrezzato piccolo pullman Volkswagen, su un percorso
di 20000 chilometri attraverso la Turchia, l'Iran, l'Afghanistan
ed il Pakistan.
Materiale
Peso complessivo, viveri compresi, 450 chilogrammi.
La spedizione lascia l'Italia il 10
luglio.
Belgrado, Istambul, Teheran, Zahedan, Quetta, Lahore
sono le tappe attraverso le quali, dopo venti giorni
di viaggio si arriva a Peshawar in Pakistan.
Le condizioni delle strade in Iran ed in Pakistan sono
pessime, mancano quasi completamente officine di riparazione
e fa caldo, il caldo che può esserci solo d'estate
al tropico. Già il viaggio può essere
considerato un'avventura.
Da Peshawar il viaggio dovrebbe continuare in aereo,
ma l'apparecchio che ci doveva trasportare fino a Chitral
si trova sui pendii del passo Lowarai, dove è
precipitato qualche mese fa. La linea è sospesa.
Continuiamo perciò in macchina fino a Dir e di
qui, con una jeep, superiamo il ripido passo Lowarai
di oltre 3000 metri e raggiungiamo Chitral, capoluogo
della regione omonima, una grande oasi verde in mezzo
a montagne brulle e cime nevose lontane.
Il 2 agosto lasciamo Chitral: il nostro bagaglio è
caricato su sette asini e noi andiamo a piedi.
In tré giorni di marcia percorriamo gli ottanta
chilometri che separano Chitral dall'oasi di Drasan.
Qui congediamo gli asini e prendiamo quindici portatori
chitrali. I portatori sono forti e volonterosi, inoltre
sono molto simpatici. Nonostante la più assoluta
impossibilità di comunicare (essi parlano kowari,
dialetto o meglio lingua del Chitral) si stabilisce
fra noi e loro un ottimo accordo per tutti i giorni
che passeremo assieme.
Con i portatori superiamo il passo Zani di 4000 metri
e scendiamo a Shagrom nella valle del Tirich.
Il Tirich Mir si presenta davanti a noi, in fondo alla
valle, lontano, ma già imponente e bellissimo.
Dopo 4 giorni di marcia, quasi tutta su ghiacciaio,
stabiliamo un Campo-base provvisorio a 5000 metri sul
ghiacciaio stesso, ai piedi dell'enorme sperone nord
della cima principale del gruppo nord del Tirich Mir
che noi per brevità, chiamiamo Tirich Nord.
È il 9 agosto; è passato un mese dalla
nostra partenza.
I portatori scendono a valle meno uno, Aja-du-Din, che
ci farà da portatore di alta quota.
Lo sperone sopra di noi è alto 2000 metri; di
questi, i primi mille sono costituiti da un gigantesco
pilastro di granito ricoperto in parte da ghiaccio e
neve, i rimanenti sono formati da un enorme crestone
di ghiaccio e neve fino alla vetta.
Studiando le possibilità di salita, abbiamo l'im
pressione che questa sia attuabile qualora riusciamo
a superare due salti verticali che vediamo nella parte
alta del pilastro, verso i 6000 metri. A metà
pilastro inoltre individuiamo, con l'aiuto del binocolo,
un eventuale posto per una tenda e, al di sopra del
pilastro, un piccolo ripiano nel ghiaccio che riteniamo
idoneo per un altro campo.
Il giorno 11 agosto procediamo ad una ricognizione sul
pilastro fino all'altezza di 5300 metri. Le difficoltà
sono notevoli ed ancora maggiori le prevediamo per il
tratto più alto. Decidiamo perciò di salire
prima una cima meno impegnativa che ci permetta di raggiungere
anche un buon acclimatamento.
Il nostro interesse va al gruppo del Ghui Lasht Zom
che limita ad occidente il Ghiacciaio Tirich. È
un gruppo del tutto inesplorato, nessuna cima vi è
mai stata salita e persino la posizione dei suoi ghiacciai
non è definita sulla carta geografica.
Il gruppo ha due cime principali, come il Lyskamm nelle
nostre Alpi e raggiunge i 6611 con la vetta orientale
e i 6665 con la vetta occidentale (ovvero: principale,
nota M.F.).
Le due cime sono separate da un profondo
colle e distano alcuni chilometri.
Il 12 agosto mettiamo un secondo Campo-base a circa
due ore dal precedente sul Ghiacciaio Tirich. Il giorno
successivo saliamo il ghiacciaio che scende dal versante
sud del Ghui Lasht Zom e stabiliamo il Campo I (5600
m).
Il tempo è piuttosto brutto. Da quando siamo
entrati nella valle del Tirich abbiamo trovato forti
nevicate che cominciano ogni giorno verso le undici
per cessare all'imbrunire, lasciando naturalmente un
nuovo strato di neve fresca. In tutta la nostra permanenza
nella zona abbiamo avuto solo cinque giorni interi di
bel tempo.
Dal Campo I cerchiamo, per prima cosa, di salire una
cima di 6600 metri situata a sud delle cime principali;
però, a causa della neve fresca nella quale si
affonda fin oltre il ginocchio, siamo costretti a tornare,
pur avendo raggiunto già i 6000 metri.
Pensiamo allora che il versante sud est della cima orientale
del Ghui Lasht Zom, formato da un grande costone di
neve e rocce, presenti migliori condizioni di innevamento,
e così infatti troviamo.
Il giorno 18 agosto poniamo il Campo II a 6300 metri
e di lì, il giorno seguente, raggiungiamo la
vetta del Ghui Lasht Zom orientale (6611 m) (Salitori:
Franz Lindner, Herwig Handler, Kurt Diemberger).
La cima occidentale si trova ancora lontana e può
essere raggiunta solo dalla cima orientale, scendendo
nel colle e risalendo per una cresta di neve con molte
cornici fino alla vetta.
Il brutto tempo sopraggiunge quando ci accingiamo ad
iniziare la discesa al colle e quindi siamo costretti
a tornare al Campo II. Poiché Franz Lindner aveva
lasciato al Campo I i suoi ramponi, e la salita presentava
inaspettate difficoltà in ghiaccio, cedo a lui
i miei ramponi e scendo ancora la sera stessa al Campo
I.
Il 20 agosto partono due cordate per conquistare due
cime di oltre 6000 metri: Franz Lindner ed Herwig Handler,
dal Campo II per il Ghui Lasht Zom occidentale; M. Antonia
Sironi ed io per una cima senza nome di circa 6100 metri
situata a sud delle vette principali.
I due raggiungono la cima verso le 17 e bivaccano al
ritorno nel colle fra le due cime.
Noi, dopo una salita piuttosto difficile su ghiaccio
vivo, arriviamo in vetta alle 16 e solo a notte fonda
riusciamo a tornare al Campo I.
La vetta viene battezzata Dertona Peak in ricordo ed
omaggio alla sezione del C.A.I. di Tortona di cui siamo
soci ed amici. (Dertona è l'antico nome romano
della città, allora considerata ligure. Nota
di M.F.).
Dedichiamo ora la nostra attenzione alla meta principale,
il Tirich Nord; mentre M. Antonia Sironi completerà
le ricerche geologiche impostando anche una prima carta
geologica della zona.
La salita diretta per il magnifico sperone nord che
sovrasta il Campo-base ci entusiasma, la discesa per
la stessa via però ci preoccupa molto; vogliamo
perciò vedere prima se esiste un'altra possibilità
di discesa sul versante occidentale della montagna.
Il 24 agosto, partendo dal Campo-base (n. 2) risaliamo
il Ghiacciaio Tirich superiore che costeggia ad occidente
il Tirich Nord ed il Tirich Mir, fino ad una forcella
che lo limita a sud a quota 6150.
Risultato:la possibilità di percorrere questo
versante esiste, le difficoltà però sono
notevoli ed inoltre la via si dovrebbe svolgere sotto
imponenti ghiacciai sospesi.
Bisogna quindi scendere per la stessa via di salita.
I giorni a disposizione sono pochi, noi però
ci sentiamo in ottima forma e calcoliamo di poter salire
il Tirich Nord in cinque giorni, naturalmente se il
tempo, che sembra diventato buono, si manterrà
costante.
Il 26 agosto Lindner, Handler ed io saliamo lo sperone
fino a quota 5300, vi lasciamo materiale per i due campi
alti previsti e viveri per i prossimi giorni e rientriamo
al Campo-base in serata.
Il 27 agosto ripartiamo contando di tornare alla base
solo dopo aver conquistato la cima.
Saliamo sino a notte fonda con l'aiuto delle lampade
frontali e a quota 5500, nel posto individuato dal basso,
troviamo una specie di conca fra due torri di granito
che ci permette di piantare una tenda, il Campo I. È
un posto bellissimo, ma difficile da raggiungere sia
dal basso che dall'alto.
Il tempo diviene nuovamente brutto; ma noi vogliamo
farcela lo stesso.
Il 29 agosto superiamo il salto che si trova subito
sopra il Campo I e dopo una facile cresta nevosa raggiungiamo
un secondo salto, circa 200 metri sopra il Campo I.
Qui applichiamo una corda fissa e lasciamo il materiale
trasportato con noi rientrando al Campo I con il buio.
Il giorno successivo raggiungiamo il deposito con altro
materiale e superiamo il secondo salto che terminiamo
di attrezzare con una seconda corda fissa; (abbiamo
solo 60 metri di corda a disposbsione per questo scopo).
Nonostante le continue e forti nevicate saliamo con
tutto il materiale e a sera stabiliamo il Campo II sulla
spalla sopra il salto. Sopra di noi c'è ora la
grande «rampa» molto difficile, ma che è
l'unica possibilità per superare il salto verticale
seguente.
Il 1° settembre, impiegando numerosi chiodi, superiamo
la rampa e il tratto successivo, arrampicando su rocce
coperte di neve e vetrato che presentano difficoltà
di 3° e 4° grado. Il passaggio chiave è
superato, alla sera rientriamo al Campo II, ma ormai
sappiamo che la sommità del pilastro è
raggiungibile.
Proseguiamo più lentamente del previsto, a causa
delle molte nevicate ed i viveri cominciano a scarseggiare.
Decidiamo, comunque sia, di proseguire.
Ritiriamo le corde fisse dal secondo salto e le impieghiamo
sulla rampa facilitando così la salita contutto
il materiale del secondo campo sulle spalle. Portiamo
infatti con noi la tenda del Campo II, divenuto così
«mobile», piantandola ogni sera sempre più
in alto.
Il 2 settembre una fitta nevicata e le difficoltà
notevoli di un canalone (4° grado) rallentano l'andatura,
ma con il buio raggiungiamo la sommità del pilastro
e ci troviamo su una affilatissima cresta di neve. Per
tré ore scaviamo nel fianco della cresta e finalmente,
verso mezzanotte, nella caverna ricavata,
possiamo montare il nostro Campo II «mobile».
Il 3 settembre saliamo su ripidissime creste di ghiaccio
fino all'inizio del crestone di neve che con un dislivello
di circa 900 metri porta alla vetta.
Qui, a 6200 metri troviamo il ripiano individuato dal
Campo-base e previsto per il Campo II.
È una piazza nella quale potrebbero stare dieci
tende.
I viveri sono quasi finiti, siamo stanchi; se non vogliamo
rinunciare dobbiamo raggiungere la vetta domani. Questa
volta siamo fortunati: il 4 settembre è una splendida
giornata. La fatica però è immane: il
crestone è tutto ricoperto da un profondo strato
di neve fresca; solo pochissimi tratti sono spazzati
dal vento.
Con un chiodo superiamo il primo salto di ghiaccio e
quindi procediamo di conserva. Il crostone si fa sempre
più ripido, le cime circostanti si abbassano
ed il Campo-base è un piccolo puntino giallo
sperduto nella morena.
Nel pomeriggio arriviamo sotto la grande cornice sommitale.
Un tortissimo vento manda verso il cielo una aureola
ondeggiante di cristalli di neve. In mezzo a questa
fantasmagoria di luci che sovrasta e circonda superiamo
la cornice del Tirich Nord.
Sulla vetta una visione senza fine di picchi e cime
fino al lontanissimo Hindu-Raj.
Sono le quattro del pomeriggio: le luci sono già
basse e sempre più vivide si stagliano le forme
delle cime. Ci fermiamo a lungo disponendo le bandierine:
Austria, Italia, Pakistan. Guardiamo e filmiamo.
Quando il sole tramonta noi stiamo scendendo.
Dopo alcune ore, con l'aiuto delle lampade frontali,
raggiungiamo la nostra tenda.
Il ritorno lungo lo sperone è rapido: con l'aiuto
di numerose corde doppie il giorno 5 raggiungiamo il
Campo I ed il giorno dopo il Campo-base dove finalmente
calmiamo la fame prepotente.
Il resto è presto detto: smontato il Campo-base
ripercorriamo la via per Chitral, finché una
sera ci troviamo di nuovo seduti nella nostra vecchia
e fedele macchina che per altri 9000 chilometri ed altre
numerose avventure ci riporterà — speriamo —
a casa.
(Bibl. 12).
Fra i soci della Sezione di Merano del
C.A.I., vi e chi ha la capacità di comporre una
spedizione himalayana: Dieter Drescher, che già
si è cimentato con la «nord» del
Cervino oltre ad avere compiuto altre salite di grido.
Nello stesso fatidico anno 1965, quello del «boom»
alpinistico nell'Hindu Kush, va dunque anche registrata
la Spedizione Meranese all'Hindu Kush diretta da Dieter
Drescher e composta da Vili Kóssier ed Helmut
Larcher.
Partiti dall'Italia con l'aereo per Karachi i tré
alpinisti hanno un bagaglio limitato a 300 chilogrammi
che offre loro il privilegio di grande mobilità
e leggerezza.Raggiunta la città di Peshawar,
essi proseguono con un automezzo fino a Chitral e stanno
per raggiungere la zona del Tirich Nord quando trovano
una lettera di Diemberger che li informa esser già
stata compiuta felicemente quella prima ascensione.
Con la rapidità che può esser concessa
soltanto alle spedizioni ultraleggere, essi tornano
in parte sui loro passi e raggiungono la valle dell'Udren
e quella del Darban, ove vien piantato un Campo-base
a 4600 metri. Nel frattempo la spedizione di Drescher
si è aggregata alla spedizione austriaca di Marcus
Schmuck che opera nell'identica zona. Egli diresse nel
1957 la vittoriosa spedizione ultraleggera sul Broad
Peak (Palchan Kangri) e sa come affrontare in letizia,
senza sovraccarichi, le montagne di 7000 metri!
Fuse le due spedizioni, fuse le cordate, i risultati
delle ascensioni sono molto brillanti: manca solo il
racconto nella sua versione più dettagliata.
Sappiamo che i campi sono stati eretti come segue: Campo
I (5270 m). Campo II (6000 m). Campo III (6560 m). Il
Darban Zom (7 220 m), è sfato scalato il 12
settembre da Marcus Schmuck con Vili Kóssier,
le punte «Q 6» (6240 m) ed «M 9»
(6260 m) sono state salite nello stesso giorno, 12 settembre,
in cui è stato scalato il Darban Zom.
Autori delle ascensioni al Q6 ed M9 sono Christian Schmuck,
Hans Egger e Dieter Drescher.
Infine il giorno 15 settembre i due meranesi Drescher
e Larcher scalano insieme l'Udren-Darban-Zom,
alto 6370 metri (Bibl.
13).
Asia centrale - HINDU KUSH
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