CLUB ALPINO ITALIANO SEZ. DI TORTONA
"GABRIELE BOCCALATTE"

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APERTURA: GIOVEDI'   21,00 - 23,00

 



 

 

Sedendo sulla più alta vetta africana è sembrato quasi di sentire un certo tepore dalla roccia, riflesso dal sole. Manoukian ha fotografato e filmato senza posa.
Il giorno successivo, 1° gennaio 1965, è ancora una giornata di gran fortuna; il secondo gruppo (un po' esiguo perché Mirella Dobner, Franco Caviezel ed Attilio Savi restano alla Capanna Kibo) raggiunge al completo l'Uhuru Peak. In testa è Cornelio Michelin, il tenace organizzatore del grande esodo verso la vetta; seguono Liliana Monguzzi, Jean Louis Poulle, Alberto Bergamaschi, Paolo Vinci, Adalberto Frigerio ed Umberto Mazzoni. Il tempo non è più bellissimo: comincia ad offuscarsi e prepara un «terreno minato» per i gruppi successivi.
La montagna si trasforma in poche ore. La neve caduta ed il vento che soffia impetuoso la fanno considerare in condizioni invernali. Il 2 gennaio, gli otto componenti del terzo gruppo dovranno sostare alla Punta Gillman poiché è impossibile procedere oltre. In quel luogo, sono raccolti per un breve riposo, in alcuni anfratti della roccia.
Senza riuscire a veder nulla delle meraviglie del tratto sommitale del Kibo, sono là riuniti Franco Foscale, Piero Moglia, Giorgio Ollearo, Bruno Piazza, Ludovico Rocchietta, Luciano Beltrame, Paolo Boghi e Paolo Fiocchi. Il resoconto dei reduci, scoraggia un poco quelli del quarto gruppo, che ancora debbon salire; faticare per andar lassù e non vedere proprio nulla, è piuttosto triste!
Nel quarto gruppo vi sono scalatori di grido come Josve Aiazzi, e la guida Silvio Borsetti di Domodossola; ne fanno parte inoltre danni Curti, Remo Casagrande, Silvio Segre, Sergio Bigarella, Mario Baschieri,Ercole Gervasoni, Carlo Linoti, Franco Agradi e Carlo Rè. Altri tre componenti del gruppo, Sandra Faà, Amalia Manfredi e Natale Bellandi, si sono trasferiti in mattinata alla Capanna Mawenzi. Tutti gli altri, raggiungono la Punta Gillman con tempo deprimente e con freddo intenso.
Piuttosto disagiato il pernottamento in alta quota sia in tenda che nel rifugio.
Il 31 dicembre dopo un tè con tré biscotti, partenza alle due e trenta. La pendenza, che era sempre stata insignificante, si fa subito seria aggravata dal terreno instabile di ghiaietto. Dopo due ore circa, si giunge alla caverna Hans Meyer e si sosta. Si fa sentire il digiuno, la mancanza di acclimatamento; e una grande sonnolenza ci pervade. Poco più su comincia lo scree di cui tutti i libri parlano come di un «ammazza uomini». È molto dritto d'accordo, ma quelli che vengono più a galla sono gli strapazzi dei giorni scorsi, la mancanza di cibo e l'altezza. Si vedono uomini notoriamente fortissimi che salgono con un ritmo da vecchiette fermandosi ogni dieci passi; due Inglesi partiti prima di noi vengono addirittura portati dai portatori. Si giunge alfine in cinque-sette ore alla Forcella Johannes e da qui, con breve arrampicata, alla Punta Gillman ove il nostro Piatti, primo giunto, issa la bandierina del GAM. La giornata è bellissima ed il panorama sui ghiacciai del cratere, entusiasmante. Eppure viviamo tutti come in un sogno e pochi trovano la forza di reagire e di proseguire.
Con un tratto relativamente delicato su neve, si attraversano alla base la Punta Stella e la Punta Meyer, belle punte di roccia rossastra e, soffrendo su crestine di neve e ghiaccio e roccette si giunge alfine, sorretti solo dalla forza di volontà e dallo spirito «gamino» sull'Uhuru Peak (ex Punta Kaiser Wilhelm), ove su una piccozza viene legato il vessillo del GAM che ora sventola sulla più alta vetta d'Africa con le bandiere d'Italia, della Tanzanìa e del Comune di Milano. Il socio Pericle Piatti (54 anni!) è stato il primo a giungervi e grande è la sua gioia. Tomasi è commosso: dopo tre giorni finalmente dalla vetta è riuscito il primo collegamento radio col secondo gruppo, comandato da Michelin, e le voci entusiaste degli amici lontani trenta chilometri, suscitano un'ondata di commozione e di ricordi. Egli appunta sul petto delle due guide indigene Dawidi e Fataeli il distintivo del Kilimangiaro, coniato dal GAM, mentre le prime nebbie accompagnano il gruppetto dei sei, che si accinge alla discesa. Il giorno seguente il cronometrico meccanismo dell'ascensione porta sull'Uhuru Peak (cioè Picco Indipendenza), così battezzato dai nuovi dirigenti della Tanzanìa, undici bravissimi componenti del secondo gruppo, diretti e galvanizzati con maestria dal nostro Michelin (Bibl. 20).

Con frequenti punti di contatto sotto l'aspetto organizzativo, con la comitiva del GAM, la Sezione di Tortona del C.A.I., ha indetto una duplice visita alle montagne d'Africa: un gruppo va al Kilimangiaro ed un gruppo va al Kenya. I due gruppi, divisi già a Nairobi, operano in maniera indipendente e quindi sono qui considerati come due unità separate.
L'1 gennaio 1965 il «gruppo Kibo» raggiunge al completo la vetta massima con tempo ancora meraviglioso.Sull'Uhuru Peak, scattano gli obiettivi, sorgono come per incanto le varie bandiere policrome con scritture in oro, ed una statuetta in rame viene deposta fra le rocce. Protagonisti dell'ascensione sono: Giovanni Bidone, Bruno Barabino, Franco Tedeschi e Mauro Caligaris.

La grande triade orientale - KILIMANGIARO 1010

La discesa dalla montagna, avrà un aspetto meno lieto della salita, il tempo si è guastato e la neve scende sempre più in basso (Bibl. 21).

Anche gli alpinisti del gruppo tortonese che ha visitato il Monte Kenya compiendovi un'avventurosa ascensione, vengono a visitare il Kibo, qualche giorno più tardi. Non ci sono tutti, in verità; alcuni di essi han preferito proseguire per Nairohi e visitare i parchi nazionali, per osservare da vicino la fauna locale.
Il giorno 11 gennaio 1956, Giovanni Bidone, Giampaolo Guidobono Cavalchini, Vincenzo Perruchon e Bruno Uggeri — guidati da Giovanni Balletto, che ha lasciato per qualche giorno il suo ambulatorio — sono in marcia.
Essi hanno raggiunto la gran sella, hanno pernottato alla Capanna Kibo, ed ora stanno traversando in alto il versante meridionale del Kibo, per poter arrivare alla base di uno dei tré grandi ghiacciai.
Una bufera scoppia quasi improvvisa ed i portatori manifestano chiaramente di voler ritornare: il tempo è veramente pericoloso e tutta la comitiva rientra.
Rimessosi il tempo al bello, il giorno 12, ma avendo rinunciato ormai al programma impegnativo, gli alpinisti ripiegano sul programma minimo: arrivare all'Uhuru Peak per una via più semplice. I cinque alpinisti risalgono quindi uno sperone roccioso, sud orientale del Kibo, adagiato con circa 37° gradi di inclinazione e percorrono il bordo orientale del Ghiacciaio Ratzei, ovvero di quel poco che ormai rimane di quel ghiacciaio. In tré ore supplementari, pestando la neve fresca caduta il giorno prima e passando per la forcella Sud, gli alpinisti completano la variante all'itinerario dei primi saliferi del 1889.
Gli scalatori ritornano soddisfatti alla Capanna Kibo ove ritrovano la signora Clemen Guidobono Cavalchini, consorte dell'alpinista, e Pietro Magni (da Milano), che si era unito al gruppo per tentare una sua ripetizione alla Punta Gillman. Giovanni Bidone, ha compiuto in quest'occasione, la sua seconda salita al Kibo nel giro di una decina di giorni (Bibl. 22).


CORDATA INTERNAZIONALE
SUL NELION

da: BRUNO BARABINO - Spedizione 1964-1965 nell'East Africa,
in «La Provincia di Alessandria», 1965, marzo, n. 3, pag. 14.

La Sezione di Tortona del C.Al., per fine dicembre 1964 ha inviato in Kenya un gruppo di suoi rappresentanti, completamente autonomi rispetto al gruppo che è diretto al Kibo.
Questo secondo gruppo ha per programma precipuo la scalata al Monte Kenya ed è composto da Giuseppe Armandola, Kurt Diemberger, Antonio Faccibeni, Giampaolo Guidobono Cavalchini, Vincenzo Perruchon, Maria Antonia Sironi, Pierluigi Taverna.

 

Bruno Uggeri, Giovanni Zunino e Giovanni Zumaglini
che sarà costretto per gravi motivi di famiglia a rientrare subito in Italia, appena giunto a Nairobi.
La spedizione di Tortona raggiunge Nanyuki, sale per la Sirimon Track ed il 30 dicembre, per tre vie diverse, tutti compiono l'ascensione alla Punta Lenana.


Il gruppo Kenya partito da Nairobi la mattina del 27 dicembre, raggiunge nella serata il Campo I a 3300 metri, il 28 dicembre il Campo II a 4100 metri. Il giorno 30 tutto il Gruppo, per tré vie diverse, raggiunge la Punta Lenana (4985 m) quindi discende all'ultimo campo a 4795 metri (Top Hut).
Il giorno 31 dicembre Armandola, Kurt Diemberger e Taverna attrezzano 150 metri di parete, mentre il tempo si mette al brutto (scalata al Nelion).
Il 1° gennaio 1965, due cordate formate, la prima da Giuseppe Armandola, Kurt Diemberger e Maria Antonia Sironi, la seconda da Pierluigi Taverna e Giovanni Zunino, attaccano la parete ma, superate appena le prime difficoltà, incomincia a nevicare.
Viene raggiunto il Gendarme Mackinder a quota 5000, a 160 metri dalla vetta. A questo punto gli alpinisti sono costretti a ripiegare a causa della roccia bagnata e della sempre più intensa nevicata, e con numerose calate a corda doppia nella tormenta, raggiungono al buio il Campo IV.
Il giorno 2 e 3 gennaio per il persistere della bufera e per l'abbondante nevicata, nessuno può muoversi e pertanto viene presa la decisione di scendere a valle. Il giorno 4 gennaio, malgrado le condizioni della montagna coperta di neve e ghiaccio, viene fatto un ultimo tentativo decisivo. Parte la cordata formata da Giuseppe Armandola e Kurt Diemberger. Alle quattordici, dopo sei ore di durissima e pericolosa scalata, i due ardimentosi alpinisti fanno sventolare sulla punta del Nelion (5188 m) i vessilli italiani e austriaci, del C.A.I. Tortona, della Pro Julia Dertona, della Sezione di Acqui del C.A.I. e della Repubblica del Kenya.
Alle diciotto gli scalatori sono alla base della parete, attesi dalla signora Maria Antonia Sironi e da Pierluigi Taverna che avevano provveduto a segnare il percorso sul Ghiacciaio Lewis (Bibl. 23).

Negli stessi giorni la coppia, Pietro Magni e consorte, ha raggiunto la Top Hut. Il 30 dicembre 1964, in concomitanza della salita dei Tortonesi alla Punta Lenana, anche Pietro Magni raggiunge la sommità di quella terza cima del Kenya, in ordine di altezza.
(Bibl. 24).

La grande triade orientale - KENYA

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